La Manna dell’Anima - Lectio divina - P. Paolo Segneri

MAGGIO

XXXI. GIORNO

Fortezza necessaria tra i vizi del Secolo per star uniti con Dio.

 

« Visa itaque turba de retro, et ab ante, adorantes, dicite in cordibus vestris: Te oportet adorari, Domine.— Quando dunque vedrete la turba di dietro, e d’innanzi adorare i falsi Dii, dite ne’ vostri cuori: Te solo conviene adorare, o Signore » (Baruc 6, 5).

 

I.

Considera, che quando Iddio lasciò, che andasse in Babilonia il suo Popolo tutto schiavo, si mosse nel tempo stesso a pietà di lui, per gli alti pericoli, che quivi poteva incontrar di prevaricare; e però subito gli spedì dietro una lettera, in cui si legge questo esimio ricordo, ch’io qui ti porgo. Voi, disse Dio, entrerete in una Città, la quale è dedita tutta all’Idolatria. Però qual sorta di falsi Dii può trovarsi, che quivi non incontriate? Dii di legno, Dii di metallo, Dii di marmo, Dii fatti di creta vile. E pur, benchè sieno tali, voi gli vedrete per le pubbliche vie portati da gente insana, come in trionfo. Però guardatevi di non lasciarvi, per qualsivoglia mal esempio, travolgere a farne stima; ma ricordandovi incontanente di me, che sono il Dio vero, dite, con venerarmi dentro il cuor vostro, che me sol conviene adorare: Visa itaque turba de retro, et ab ante, adorantes, dicite in cordibus vestris: Te oportet adorari, Domine. Questa è una pratica, come delle più belle, così ancora delle più necessarie nella vita spirituale. Perchè, qual è la somma difficoltà, che si sperimenti, massimamente da chi è costretto per carità, per uffizio, per ubbidienza, a trattar con la moltitudine? E’ tener forti le massime della fede, a vista di tanti, che parlano, o che procedono contro di esse, aderendo alle vanità. Chi idolatra il diletto, chi idolatra il danaro, chi idolatra la gloria. E come dunque hai tu da fare ogni volta per istar saldo a spettacoli sì nocivi? Hai da correggere dentro te l’error loro, e dire a te stesso, che tutti, quanti sono, tutti s’ingannano, e che tu solo hai ragione, se adori Cristo, e se lo abbracci, nudo per te su la Croce, in sommo patimento, in somma povertà, in sommo dispregio. Qualunque volta tu lasci di far così, sei vicino a perderti; perchè le opinioni popolari sono un fascino tremendissimo. Oh come subito ti pervertiran l’intelletto, se non hai teco pronto il preservativo! « Fascinatio nugacitatis obscurat bona. — L’affascinamento delle vanità oscura il bene », perchè fa parer disprezzevoli i beni eterni, che sono quelli, che unicamente si possono chiamar beni.

II.

Considera, che quando fossero pochi quei che idolatrano su questa misera terra la vanità, non correresti, in rimirarli, pericolo così grave; ma il mal è, che sono moltissimi: « Visa turba —Veduta la turba ». E però questo in primo luogo hai da fare: sprezzare il numero : « Non sequeris turbam ad faciendum malum. — Non andare dietro alla turba a far male » (Esodo 23, 2). Quando non solamente fossero molti coloro, che operano diversamente da ciò, che insegna il Vangelo; ma fossero innumerabili, ma fossero infiniti, ma fossero ancora tutti; tu solo hai da contrapporti all’error comune: Cum irent omnes (guarda che gran coraggio era quello del buon Tobia, quantunque ancor giovanetto, nella sua terra stessa di schiavitù), « cum irent omnes — mentre andavano tutti », non « plurimi — molti », non « plures — i più », ma « omnes — tutti »; « cum irent omnes ad vitulos aureos quos Jeroboam fecerat Rex Israel, hic solus fugiebat consortia omnium, sed pergebat in Jerusalem ad templum Domini —mentre andavano tutti ai vitelli d’oro fatti da Geroboamo Re d’Israele, egli solo fuggiva la compagnia di tutti, e se ne andava in Gerusalemme al tempio del Signore » (Tobia 1, 5). Che importa a te, se coloro ch’ errano sieno molti? Sono però molti ancora quei, che periscono : e periscono appunto per questo, perchè uno va dietro l’altro senza riguardo : « Sicut oves in Inferno positi sunt. — Si precipitarono all’Inferno come pecore ».

III.

Considera, che non solo non hai da prezzare il numero di coloro, i quali idolatrano, ma nemmeno l’autorità: imperciocchè molte volte vedrai tra questi, non solamente quei, che ti restano dietro, ma parimente quei, che ti precedono innanzi. E però è cosa facile, non lo nego, che tu non curi l’opinion di coloro, che ti son dietro, cioè che sono a te inferiori d’età, di maneggi, di magistrati, di credito; ma non così pur è facile, che non curi l’opinione di quei, che ti sono innanzi. Anzi è probabilissimo, che ti lasci da lor sedurre, come da maggiori di te. Non sia mai vero : « Visa turba de retro, et ab ante — Quando vedrete la turba di dietro, e d’innanzi » ; non sol « de retro — di dietro », ma ancor « ab ante —d’innanzi », « dicite in cordibus vestris: Te oportet adorari, Domine — dite ne’ vostri cuori : Te solo convien adorare, o Signore ». Oh quante volte avverrà, che ti sieno d’incitamento a mal fare sin quei medesimi, i quali dovrebbero esserti di ritegno! « Grex perditus factus est populus meus — Greggia perduta divenne il mio popolo »; e perchè tanta rovina? « Pastores seduxerunt eos — I Pastori li sedussero » (Geremia 50, 6) : non « lupi — i lupi », no, ma « Pastores — i Pastori ». Il maggior male, il quale venga comunemente a tante gregge Cattoliche, non è da’ lupi, è da quei Pastori, che diano cattivo esempio; perchè dai lupi facilmente le pecore fuggon via; ma dai Pastori si lascieranno facilmente condurre anche al precipizio. Contuttociò dovrai tu lasciarti sedurre neppur da questi? no, torno a dire : Licet nos, cioè « nos Apostoli, aut Angelus de caelo, evangelizet vobis, praeterquam quod evangelizavimus vobis, anathema sit. — Quand’anche noi, cioè, noi Apostoli, o un Angelo del Cielo evangelizzi a voi diversamente da quello che noi vi abbiamo evangelizzato sia anatema » (Lettera ai Galati 1, 8). Dunque o vadano innanzi quei, che tu vedi aderire alle vanità, o vengano indietro, gli hai da sprezzar egualmente, perchè egualmente tutti allor formano turba, e turba anche vile : Visa turba, de retro, et ab ante.

IV.

Considera in qual maniera hai tu pertanto da ridurre alla pratica quest’utile insegnamento, che Dio ti ha dato. Forse hai tu da scagliarti contro quegli empi, i quali si portano sì diversamente da ciò, che si converrebbe? gli hai da rimproverare? gli hai da riprendere? hai da far quasi una protesta di fede, e protesta pubblica in faccia a tanti Idolatri? No certamente; perchè neppure chiese ciò Dio dal suo Popolo in Babilonia, dov’erano così orrende le Idolatrie. Hai solo da raccoglierti in te medesimo, e quivi dato un pietoso guardo al tuo Dio, hai da rinnovargli con tacito giuramento la fedeltà, che gli hai già promessa una volta: « Visa turba de retro, et ab ante, adorantes, dicite in cordibus vestris: Te oportet adorari, Domine. — Quando vedrete la turba di dietro, e davanti adorare falsi Dii, dite ne’ vostri cuori: Te solo conviene adorare, o Signore ». Hai tu notate quelle discrete parole, « in cordibus vestris — ne’ vostri cuori »? Queste ti danno la norma. Troppo ti sarebbe difficoltoso investire una moltitudine di persone, quali inferiori a te, quali superiori. Però a te basti, non potendo far altro, di contradirle dentro di te col tuo spirito, e di compatirle. Ma guarda bene, che non hai ciò da fare una volta sola: ma qualunque volta ti avvenga, o di vedere, o di udire ciò, che può affezionarti alle vanità. Qui sta il profitto; perciocchè tanta è la forza, che hanno le opinioni comuni su la nostra mente, che se non istiam sempre pronti con l’armi in mano a rigettarle, a ribatterle, se ne impadroniscono con somma facilità. E quando ne abbiano una volta preso il possesso, chi sa scacciarle? Pochissimi. Però quando vai per le strade, e vedi tanto lusso, troppo contrario alla semplicità Cristiana; tante profanità, tante pompe; di’ fra te stesso: « Te oportet adorari, Domine. — Te solo conviene adorare, o Signore ». Quando tu entri di necessità in qualche Corte, e là rimiri tante varie delizie, fra cui si vive, tanta servitù, tanto seguito, tanti onori, di’ fra te stesso: « Te oportet adorari, Domine. — Te solo conviene adorare, o Signore ». Quando ti trovi nelle conversazioni domestiche, e senti celebrare un tuo pari, perchè egli è stato esaltato più ancor del merito, perchè è amato da personaggi, perchè è acclamato da’ popoli, perché col grido del suo nome è già in atto di sopraffare altamente ogni tua memoria, di’ fra te stesso: « Te oportet adorari, Domine. — Te solo conviene adorare, o Signore ». Oh quanto ti gioverà, se in mille occasioni simili terrai pronto questo ricordo ! Questo potrà esser bastevole a preservarti da quella rea volontà, che in te ancora può suscitarsi, di lasciar per un Idolo il vero Dio. Nè ciò ti dia maraviglia. Perchè Dio medesimo è quegli, che ha suggerito questo ricordo di bocca propria. E però qual dubbio, ch’egli è tenuto di assistere con maniera ancor speciale a chi usi di praticarlo?

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