La Manna dell’Anima - Lectio divina - P. Paolo Segneri

LUGLIO

 

XXVIII. GIORNO

Con qual amore comandi Iddio di essere amato dalle sue creature.

 

« Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo, et ex tota anima tua, et ex tota mente tua, et ex tota virtute tua. Hoc est primum mandatum. Secundum autem simile est illi: Diliges proximum tuum tamquam te ipsum. — Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con gutta l’anima tua, con tutta la tua mente, e con tutte le tue forze. Questo è il primo precetto. Il secondo poi è simile a quello : Amerai il tuo prossimo come te stesso » (Vangelo di Marco 12, 30).

 

I.

Considera, che sia ciò, che Dio da te vuole, mentre qui dice : « Diliges Dominum Deum tuum, etc. — Amerai il Signor Dio tuo, ecc. ». Vuole primieramente, che tu aderisca a lui con tutto il cuore, ex toto corde tuo, cioè con tutta la tua volontà. È questa tra le parti dell’uomo la dominante; e però s’intitola col nome signorile di cuore: « Praebe, fili, cor tuum mihi. — Figlio, dammi il tuo cuore » (Proverbio 23, 26). Dipoi vuole, che affine di far ciò più perfettamente, e con l’atto interno, e con l’atto esterno, tu chiami in aiuto, prima tutti gli appetiti inferiori, i quali come ribelli par che piuttosto inclinino a disturbarti da un tale amore, e poi tutte le membra del corpo, la lingua, gli occhi, gli orecchi, le mani, ecc. Gli appetiti son qui compresi generalmente col nome di anima, ex tota anima tua, e le membra con quel di forze, ex tota virtute tua. Ma perchè ciò tu non puoi conseguir con facilità, se l’intelletto, ch’è parte sì principale, non acconsente, ti dice, che tu chiami in tua lega ancor l’intelletto con tutte le sue potenze. E questo è qui detto mente, ex tota mente tua, affinchè il vocabolo stesso le abbracci tutte. Or se il Signore ciò ti comanda, sta allegramente, perchè con questo atto medesimo si obbliga dunque a darti ancora le forze per eseguirlo. E così tu ad eseguirlo, non volere ornai porre più lungo indugio. La tua volontà sia tutta già data a Dio : i tuoi appetiti non prendano la loro legge se non da Dio. Se desideri nulla, fa che desideri d’esser unito a Dio : se ti rallegri, devi rallegrarti degli onori di Dio : se ti rattristi, devi rattristarti delle offese di Dio: se terni, terni la disgrazia di Dio, e così nel resto. Le tue membra s’impieghino quante sono, in procurare il maggior servizio di Dio; e in Dio sia fissa tutta pur la tua mente, sicchè se studii, se specoli, tutto tenda a trovare il modo di poter maggiormente piacere a Dio. Questo è adempire il precetto che qui t’impone, mentre egli dice: « Diliges Dominum Deum tuum, etc. — Amerai il Signore Dio tuo, ecc. ».

II.

Considera, che questo precetto non si adempie mai su la Terra perfettamente, si adempie in Cielo. Ma ciò non ha da scorarti. Perché devi notare, che chiunque fa un precetto, ha due mire : ottenere il fin del precetto, e ottener quelle operazioni, le quali come mezzi conducono ad un tal fine. Mi spiegherò. Il General dell’esercito, quando comanda ai suoi soldati sotto una piazza, che s’impadroniscano di un tal posto determinato, come dire d’un rivellino, che mira ha egli? Ha mira all’acquisto del posto, ch’è il fine del suo precetto, ed ha mira alle operazioni, che a ciò conducono secondo le buone regole militari, che sono i mezzi di giungere ad un tal fine. Ora chi riporta il fine ancor del precetto, adempie un tal precetto perfettamente : e così in guerra adempie perfettamente la volontà del suo Generale chi s’impadronisce del posto. Chi non riporta il fine ancor del precetto, ma pur si porta di modo, che procede, per quanto può, secondo le buone regole di adempirlo, è vero, che non adempie il precetto perfettamente, ma non rilieva : l’adempie tanto, che basta a non farlo reo, anzi pienamente lodevole, com’è di quel soldato, che non arriva ad impadronirsi del posto, ma tuttavia non ha mancato da sua parte alle regole militari. Posto ciò il Signor con questo precetto ch’egli ti fa, quando dice: « Diliges etc. — Amerai ecc. », ha due mire : l’una è il fin del precetto, cioè che tu totalmente ti unisca a lui, come tuo ultimo fine; l’altra le operazioni, che a ciò conducono come mezzi, ch’è l’esatta osservanza della sua legge. È certo, che su la terra tu non puoi conseguir questo fine perfettamente, essendo riserbato ciò a quello stato, nel quale Iddio « erit omnia in omnibus — sarà tutto in tutti » : ma ciò non fa caso alcuno : basta, che tu operi secondo le buone regole da lui date a conseguir un tal fine. Che se addimandi, perchè dunque il Signore ha voluto promulgare il precetto sotto questi termini espressi di amarlo « ex toto corde — con tutto il cuore », « ex tota anima — con tutta l’anima », « ex tota virtute — con tutte le forze », « et ex tota mente — e con tutta la mente », che non è mai possibile, fuorchè in Cielo, di eseguire con perfezione; e non sotto quei soli, che a noi si adattano, la ragion è quell’istessa, per cui il General dell’esercito fa il suo comando ai soldati sotto quei termini d’impadronirsi del posto, che certamente non è in loro balìa. Ha voluto il Signore, che tu sapessi dove dovevi indirizzare i tuoi dardi, che son le tue operazioni. Ma come mai potevi tu saper ciò se non facevasi a te noto il bersaglio? E tale nel caso nostro è l’unirsi a Dio con perfettissimo amore, qual è quello dei Santi del Cielo. Ma giacchè ora ti è noto sì bel bersaglio, rimira un poco se veramente i tuoi dardi van tutti ad esso, o se pur troppo deviano : « Sagitta Jonathae numquam redit retrorsum. —La freccia di Gionata non ha lasciato mai di saziarsi » (Secondo libro di Samuele 1, 22).

III.

Considera quanto giustamente il Signore da te pretenda, che l’ami per quanto puoi, nel modo ora detto, cioè l’ami con tutto te. Egli è il tuo Dio, e per conseguente egli è il tuo ultimo fine. E s’egli è tale, come non è dunque giustissimo, che tutto te parimente impieghi in amarlo? Mira l’avaro, il quale per suo ultimo fine ha costituito il danaro, e così l’ha fatto suo Dio : « Argentum suum, et aurum suum fecerunt sibi idola, ut interirent. — Del loro argento e dell’oro si formaron degl’idoli per loro morte » (Osea 8, 4). Oh come impiega tutto se stesso in amore di quel danaro ! L’ama « ex toto corde suo — con tutto il suo cuore », perchè la sua volontà non brama altro : è contenta appieno di quello, privandosi di mille altre soddisfazioni, che potrebbe ottenere, se lo spendesse. L’ama « ex tota anima sua — con tutta l’anima sua », perchè i suoi appetiti non gli sanno per poco servire ad altro. S’egli si sdegna, si sdegna con chi gli contende il danaro; se si rallegra, è qualor procacci danaro; se si rattrista, è qualor perda danaro; se invidia, invidia a chi più possiede danaro. L’ama « ex tota virtute sua — con tutte le sue forze », perchè le sue membra qui è dove pur gli servono, più che in altro, senza risparmio, non prezzan acque, non paventano arsure. E soprattutto l’ama « ex tota mente sua — con tutta la sua mente », perchè qui è dove la mente gli è più fedele. Quanto specola! quanto studia! non cessa mai di trovar raggiri finissimi, con cui fare più grossi acquisti. Ora se per un Dio sì falso, qual è il danaro, può l’uomo giugnere a impiegar tutto se stesso a quell’alto segno, che hai qui veduto, perchè non può giugnervi ancor per quel Dio ch’è vero? E se può giugnervi, ragion è, che vi giunga. Però nell’imporre così segnalato precetto, non si è contentato il Signore di dire : « Diliges Dominum tuum — Amerai il Signore tuo » ; ma espressamente ha voluto dire anche « Deum — Dio », perchè se qual Dio egli è il tuo ultimo fine, non è ragionevole, che come tale tu l’ami con tutto te? L’avaro ama tanto quel suo danaro, perciocchè stima di avere in esso virtualmente ogni bene, benchè effettivamente non ve n’ha niuno : « Qui amat divitias fructum non capiet ex eis. — Chi ama le ricchezze non ne caverà nessun frutto » (Qoèlet 5, 9). E come non puoi tu amare altrettanto Dio, ed amarlo anche più, mentre in esso è ogni bene effettivamente?

IV.

Considera, che questo esempio medesimo ti dà la regola, la qual tu devi tenere in un tal amore, e te la dichiara. Qual è l’amor dovuto all’ultimo fine? È preporlo a tutto. E questo è ciò, che ti comanda il Signore, qualor ti dice : « Diliges Dominum Deum tuum — Amerai il Signore Dio tuo ». Hai da fare come l’avaro, il quale condiscende a sè in varie cose, e in varie cose condiscende anche ad altri, ma purchè non v’entri discapito di danaro. Questo è, che in primo luogo dee porsi in salvo : l’ultimo fine. Non è però, che a questo onore, che l’avaro fa al suo danaro, preferendolo a tutto, non si congiunga un atto formai di amore, il quale consiste in amare il danaro per il danaro, ch’è proprio sol dell’avaro, e non amarlo almeno principalmente per altro effetto. E questo anch’è quell’amore, al qual tu sei tenuto in rispetto a Dio , se vuoi amarlo come l’ultimo fine. Hai da amar lui per lui. Se lo amassi per sottrarti puramente alla pena, che si dà a chi non amalo : se lo amassi per ottener puramente il premio, che si dà a chi l’ama, non basterebbe, perchè per colpa di questo atto medesimo, non lo preferiresti più a tutto : lo posporresti al premio, lo posporresti alla pena. Può, non lo nego, la pena, e ‘l premio incitarti ad amarlo più: ma non incitarti ad amarlo assolutamente. Anzi sei tenuto in vita più volte a fare un tal atto esplicito di amor di Dio « super omnia — sopra tutto ». Dissi esplicito, perchè non si può negare, che nell’osservanza degli altri comandamenti non si contenga virtualmente un tal atto; che però disse Cristo: « Qui habet mandata mea, et servat ea, ille est, qui diligit me — Chi ha i miei comandamenti, e li osserva, quegli è, che mi ama » : ma non si contien formalmente: che però forse Cristo non disse: « diligit — ama », ma « ille est, qui diligit — quegli è, che ama », quasi dinotando, che una tal’osservanza è indizio di un tal amore, ma non però è l’amor formale medesimo; essendo certo, che quegli atti di amore implicito, i quali non si distinguono dall’osservanza di detti comandamenti, sono piuttosto atti di ubbidienza, e di ossequio verso Dio come Padrone, che di amor verso Dio qual ultimo fine. E pure è indubitatissimo, che anche a questi noi siam tenuti, mentr’ è già sentenza dannata insegnar l’opposto. Vero è, che siccome i precetti affermativi non obbligano ad ogn’istante, ma solo nelle debite circostanze, come obbliga il digiuno, come obbliga la confessione, come obbliga la comunione, come obbliga la limosina; e così è di questo, che ci obbliga a fare questi atti espressi di amor di Dio « super omnia — sopra tutto », che sono detti. Ma quali sono queste debite circostanze? Vuoi prendere il mio parere? Più che tu puoi « Diliges Dominum Deum tuum, etc. — Amerai il Signore Dio tuo, ecc. ». Vedi, che il Signore non ti determina tempo, come si fa nel digiuno, nella confessione, nella comunione, nella limosina, e in cose tali, perchè veramente ad amarlo ogni tempo è debito. A tutte l’altre cose convien quel detto: « Omnia tempus habent — Tutte le cose hanno il suo tempo »; a questa non si conviene. E ciò ti basti per ora in dichiarazione di questa sentenza, che come la principale di quante n’abbiano le Scritture, giusto sarà che si approprii più d’una Meditazione a suo intendimento.

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