La Manna dell’Anima - Lectio divina - P. Paolo Segneri

GIUGNO

 

XXII. GIORNO

Iddio, se è paziente nel tollerar il peccatore, è ancor giusto retributore nel castigare.

 

« Ne dixeris: Peccavi, et quid mihi accidit triste? Altissimus enim est patiens redditor. —Non dirai: Ho peccato, e quale disastro me n’è accaduto? Poiché l’Altissimo è pagatore paziente » (Ecclesiastico o Siracide 5, 4).

 

I.

Considera donde avvenga, che tanti divengano ogni dì più arditi al peccare. Perchè Dio non gastiga subito. Se ogni volta, che uno prorompe in qualche bestemmia, si sentisse ad un tratto lacerare la lingua da crudi vermini; se chi commette alcun furto, si trovasse ad un tratto le mani secche; se chi commette una fraude, si trovasse ad un tratto la mente stupida; se quando uno cade in qualche vituperosa carnalità, restasse anche egli di subito oppresso da schifosissima lebbra, credi tu, che sarebbono tanti al Mondo i bestemmiatori, i furbi, i fraudolenti, i lascivi? ma perchè Dio va rilento nel gastigare, perchè tollera, perchè tace, perchè dissimula, la gente è sempre più ardita : Quia non profertur cito contra malos sententia, absque timore ullo filii hominum perpetrant mala (Qoèlet 8, 11). Oh iniquità mostruosa di quei figliuoli, che sono appunto degli uomini, non di Dio ! Perchè Dio è buono, per ciò voler esser empi? Ben si conosce, che figliuoli tali non appartengono a Dio, mentre sono totalmente da lui diversi. Son figliuoli di perdizione, che tanto appunto vuol dire figliuoli degli uomini; perchè « Filius hominis —Figliuolo dell’uomo » è tolto sempre dalle divine Scritture in ottimo senso; ma « Filii hominum — Figliuoli degli uomini » è tolto sempre, o quasi sempre in cattivo « Filii hominum, usquequo gravi corde? — Figliuoli degli uomini, fin a quando avrete stupido il cuore? » (Salmo 5, 3). « Vani filii hominum. — Vani sono i figliuoli degli uomini » (Salmo 62, 10). « Mendaces filii hominum. — Bugiardi sono i figliuoli degli uomini ». E però vedi, che vuol dire abusare della misericordia divina a peccar più sfacciatamente: vuoi dire stare scritto nel numero de’ prestiti.

II.

Considera, che sarebbe ancora di te, se mai ti lasciassi tirare a sì grande eccesso. Non dire dunque, non dire: Peccavi, mi son già dato da molto tempo a peccare : peccavi, e contuttociò, nihil mihi accidit triste, non mi è finora accaduto disastro alcuno. Sto gagliardo di sanità; ho de’ figliuoli, e mi campano; ho delle facoltà, e mi crescono; ho degli amici quant’io ne bramo, e mi vogliono tutti bene; se talora ho nemici, gli ho, ma mi temono. Non dir così, sventurato, non dir così; perocchè questo è un linguaggio a Dio troppo odioso, anzi insopportabile: Non est iste senno, qui misericordiam provocet; sed potius qui iram excitet; quando sta chiuso nel cuore, « et furorem accendat — e accende il furore », quando non teme ancor di trascorrere su le labbra (Giuditta 8, 11). Che credi tu per ventura, mentre sì parli? Che Dio non sia al Mondo, o che se v’è, sia stordito, sia stolido, non avverta al mal, che tu fai? Ah che quel l’« accidit — non m’è accaduto » è troppo iniqua parola! perché con quella tu dimostri di credere, che Dio, deposta ogni providenza, si regoli come a caso. Oh quanto t’inganni! « Altissimus enim est patiens redditor. — Poichè l’Altissimo è pagatore, benchè paziente ». E’ vero, che spesso tarda, ma sempre arriva. Tarda spesso, perchè è paziente, patiens; ma arriva sempre, perchè anche è retributore, redditor. E se egli è redditor; come vuoi dunque tu, che proceda a caso? Può dare a caso un che dà, perchè non è tenuto di dar più a questo, che a quello; ma non può mai dare a caso colui, che rende.

III.

Considera per qual ragione singolarmente abbia il Savio voluto in questo luogo chiamare Iddio col nome di Altissimo: Altissimus. L’ha chiamato così per rammemorarti, che come Dio è buono, mentre egli tollera con sì strana pazienza il mal, che tu fai ; così è Sapiente, e Potente. Sapiente a scorgerlo, Potente a punirlo. Non è egli l’Altissimo? Adunque vede tuttociò, che tu operi sulla terra, perchè sta in alto, e in alto ancor più del Sole. Non è egli l’Altissimo? adunque può sempre coglierti, quando vuole, perchè ti sta sempre al di sopra. E tu contuttociò non lo temi, anzi ti lasci scappare ancora di bocca parole così sacrileghe, come queste : « Peccavi, et quid mihi accidit triste? — Ho peccato, e quale disastro me n’è accaduto? ». « Ne temere quid loquaris; Deus enim in Coelo, et tu super terram. — Non parlar da temerario, poichè Dio è in Cielo, e tu sulla terra » (Qoèlet 5, 1). Ecco però per qual ragione il Signore è qui detto Altissimo, perchè incominci a temerlo, benchè sia buono : da locum timori Altissimi (Ecclesiastico o Siracide 19, 18).

IV.

Considera, che molto più tu lo temerai, se ti ricordi, ch’egli ancor è « patiens redditor — pagator paziente ». Vero è, che queste parole a prima fronte non sembrano così proprie. Perchè la pazienza par che appartenga piuttosto a colui, che deve ricevere il pagamento, non a colui, che dee renderlo : che però disse quel debitore Evangelico al conservo suo creditore « Patientiam habe in me, et omnia reddam tibi. — Abbi meco pazienza, ed io ti soddisferò intieramente » (Vangelo di Matteo 18, 26). Pare adunque che il Savio, o non dovea dir « Redditor — Pagatore », ma dir « Ultor — Vendicatore » (nome, a cui ben potevasi unir l’aggiunto di « patiens — paziente »), o non doveva dir « patiens — paziente », ma dir « fidelis — fedele », aggiunto, che si potea ben unire al nome di « Redditor —Pagatore ». Ma penetra ben addentro, e vedrai la forza di ciò, che il Savio pretese. Pretese di dimostrar, che Dio non ha fretta di punire alcuno, come colui, che non punisce per ira, ma per giustizia. Però che ha fatto? non ha voluto qui dire, che Dio, « sit ultor — sia vendicatore » ; perchè questo vocabolo suona sdegno : ha voluto dir, che « sit Redditor — sia Pagatore » puramente; nome, che prescinde in sè da premio, e da pena. Ora è vero, che quando si tratta di premio, la pazienza nella dilazione di esso sta dalla parte del pagato : ma non così quando si tratta di pena ; allora la pazienza sta dalla parte del pagatore. Ma qui si tratta di pena; e però non ti prendere maraviglia se il Savio ha detto, che Dio è paziente, quantunque sia pagatore Patiens redditor.

V.

Considera, che il Signore quando punisce è chiamato « Redditor — Pagatore », perchè non solo rende al peccator quella pena che meritossi col suo peccato; ma rende ancora a sè quella gloria, che gli fu tolta. Anzi questo è il fine primario, che deve avere il Signore in punire ognuno, e questo è quello, ch’egli ha; che però disse alla scellerata Sidone, quando trattò di venire a lei con percosse, e con pestilenze : « Ecce ego ad te, Sidon, et glorificabor in medio lui. — Eccomi a te, o Sidone, ed io sarò glorificato in mezzo a te » (Ezechiele 28, 22). E però, a parlar propriamente, sempre più conviene a Dio questo nome di « Redditor — Pagatore », che di « Ultor — Vendicatore », perchè esprime più quell’intento, che ha nel punirti, che non è la tua pena, ma la sua gloria. E se così è, non ti avvedi per qual cagione egli è chiamato in far ciò restitutore paziente più che fedele? Non è chiamato fedele, perchè non procede a tutto rigore nel rendersi una tal sorta di gloria. Se ti ravvedi, egli ne rilassa di molta, e spesso anche tutta; ma è chiamato per contrario paziente, perchè non corre comunemente nel rendersela, quando ancora non ti ravvedi: va posato, va placido, non ha veruna difficoltà di aspettarla anche lungamente. Qualor tu scorgi però, che non ti punisce, benchè tu sii così indurato nel male, non dir che Dio « non sit Redditor — non sia Pagatore », come forse tu ti figuri; di’ ch’egli « est patiens — è paziente ». « Patiens Redditor — Pagator paziente ».

VI.

Considera per qual cagione il Signore non abbia difficoltà di aspettare anche lungamente quella gloria sì giusta, che deve rendersi in punir te, quantunque sii contumace. Non ha difficoltà per tre capi. Primo, perchè senza detta gloria n’ha tanta già, che gli basta: « Plena est omnis terra gloria ejus. — Della gloria di lui è piena tutta la terra » (Isaia 6, 3). Secondo, perchè è sicuro di potere a sè rendere questa gloria, qualor vorrà, senza che dipenda da alcuno: « Mea est ultio, et ego retribuam. — A me spetta il far vendetta, e il dar premio » (Deuteronomio 32, 35). Nè c’è pericolo, che tu frattanto ti sottragga, gli scappi. Terzo, perchè quanto più tarda a rendersi questa gloria, l’avrà maggiore: e però fa come l’albero dell’ulivo, che non ogni anno curasi di aver frutto, per averlo più vigoroso : « Erit quasi oliva gloria ejus. — Come ulivo sarà la di lui gloria » (Osea 14, 7). Se il Signore differisce a rendersi la sua gloria, l’addoppierà, sì per la pazienza più indefessa mostrata nel tollerarti, e sì perchè, quanto saranno le tue pene più tarde, saran più gravi. Ben dunque può differire anche lungamente. E non sai tu, che chi aspettando il suo dovere, lo accresce, com’è ne’ cambi, ha pazienza grandissima in aspettarlo? così è Dio; e s’è così, già conosci quanto giustamente egli dicasi « Patiens redditor — Pagator paziente », allorchè si tratti di pene. Sai tu piuttosto, quando non è « Patiens redditor — Pagator paziente »? quando si tratta di premi, perchè egli ha somma fretta di farti bene. Il male te lo fa per necessità di rendersi quella gloria, che tu gli hai tolta, e così lo fa lentamente: « Heu! consolabor super hostibus meis. — Ahi ! io prenderò soddisfazione de’ miei nemici » (Isaia 1, 24). Ma il bene te lo fa per voglia di fartelo, per godimento, per genio, e così lo fa con prontezza molto maggiore. Nel resto intendi, che il male anch’esso verrà, quanto più tardo, tanto più doloroso; che però questo è quel luogo, in cui dice il Savio, che « Deus vindicans vindicabit. — Dio vendicando vendicherà » : e perchè lo dice? per vezzo vano di lingua? non te lo credere. Lo dice, perchè « vindicans — vendicando » i peccati di commissione, che già facesti, « vindicabit — vendicherà » ancora quei di ommissione, che adesso fai, mentre egli ti dà tempo da renderti a penitenza, e pur tu l’abusi.

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