La Manna dell’Anima - Lectio divina - P. Paolo Segneri

OTTOBRE

 

XI. GIORNO

Della Tentazione.

« Fili, accedens ad servitutem Dei, sta in justitia, et timore, et praepara animam tuam ad tentationem.— Figliuolo, entrando al servigio di Dio, sta costante nella giustizia e nel timore, e prepara l’anima tua alla tentazione » (Ecclesiastico o Siracide 2, 1).

 

I.

Considera come l’esser tentato è comune non solo a’ principianti nella via del Signore, ma ancora a’ proficienti, ma ancora ai perfetti. Ond’è, che Cristo medesimo si degnò di sottoporsi ancor egli alle tentazioni, affinchè nessuno le stimi a sè disdicevoli. Parea però, che qui l’Ecclesiastico non dovesse dire: « Fili, accedens ad servitutem Dei, praepara animam tuam ad tentationem — Figliuolo, entrando al servigio di Dio, prepara l’anima tua alla tentazione » ; ma dir « Fili, qui accessisti — Figliuolo, che entrasti », per fare il suo documento comune a tutti. Contuttociò egli volle dir « Fili, accedens — Figliuolo, entrando », perchè se ancora i proficienti, ancora i perfetti, possono nello stato loro patir delle tentazioni, eziandio gravissime; i principianti non possono non patirle a cagion della rabbia, ch’ha il demonio più fiera contro coloro, che mira attualmente fuggire dal suo dominio : « Nunciatum est Regi AEgyptiorum, quod fu. gisset populus, etc. Tulitque quidquid in AEgypto curruum fuit, et persecutus est filios Israel. — Fu recato avviso al Re degli Egiziani, come il popolo fuggiva, ecc. E prese tutti i cocchi, che si trovavano nell’Egitto, ed inseguì i figliuoli d’Israele » (Esodo 14, 5, 7). Dipoi l’Ecclesiastico vuol qui esortare il giusto, come tu vedi ad apparecchiarsi alle tentazioni, praepara animam tuam ad tentationem. E posto ciò, doveva dir « Fili, accedens — Figliuolo, entrando », perchè « qui accessit — quegli che entrò », e però egli è o proficiente, o perfetto, si presuppone, eh’ egli si sia già apparecchiato alle tentazioni, di modo, che sappia vincerle. L’apparecchiarsi è proprio de’ principianti: a cui però, come a tali, anche qui rammentasi, non solo che siano saldi nella lor giusta risoluzione, ch’han fatta di servire Dio, ch’è comune agli altri due stati, ma che sempre temano, ch’è più speziale del loro : « sta in justitia, et timore — sta costante nella giustizia, e nel timore », perchè in loro il pericolo è ancor maggiore, attesa l’inesperienza. Che se poi qui senti dire: « praepara animam tuam ad tentationem — prepara l’anima tua alla tentazione », e non « ad tentationes —alle tentazioni », non ti stupire, perchè altro da ciò non vuole inferirsi, se non che tu ti apparecchi, non tanto contro di tutte le tentazioni possibili ad una ad una, quanto contro quella forma generica di tentare, che suol usar il demonio a riguadagnarsi quei, che l’han di fresco lasciato per darsi a Dio. Se dunque tu ti ritrovi in un tale stato di principiante, figurati, che a te sieno, più che a qualunque altro, diretti quei documenti che qui ricevi.

II.

Considera come la prima preparazione, che tu debba usare contro il demonio tuo tentatore, ha da essere appunto questa : imparar l’arte, ch’egli tiene con quei dello stato tuo. Ma in quale scuola potrai meglio tu apprendere una tal arte, che in quella del Deserto, ove il maligno non dubitò d’assaltare l’istesso Cristo, quasi che fosse un soldato anch’egli novello, perchè lo aveva rimirato pigliare allora da Giovanni il battesimo a guisa di penitente, e passare all’eremo? Nota però, come il demonio vuol da te il sommo de’ mali che sia possibile, ma non te lo domanda mai subito tutto insieme : anzi a poco a poco, com’egli fece con Cristo, a cui suggerì prima un peccato minore, poi un maggiore, poi un massimo. Vid’egli in Cristo la fiacchezza e la fame, di cui languiva per sì continuo digiuno, e da ciò prese opportunità d’esortarlo a provvedersi di pane, non già per via di rapine, o di ruberie, come fanno tanti, ma solo per via men debita di miracoli, senza necessità, che par poco male: « Si Filius Dei es, dic, ut lapides isti panes fiant — Se tu se’ Figliuolo di Dio, di’, che queste pietre diventino pani » (Vangelo di Matteo 4, 3). Dipoi deluso nel primo assalto il demonio, stimò, che questo nascesse perchè Cristo fosse già molto mortificato negli appetiti corporei, che son quegli della concupiscibile, e però passò a dargli il secondo assalto negli spirituali, che son quegli dell’irascibile, tentandolo a mostrar per ostentazione quanto si fidasse dell’assistenza Divina ne’ maggiori strazi, e ne’ maggiori strapazzi eh’ egli usasse di sè, col precipitarsi, quasi nulla curante della sua vita, da tetti altissimi : « Si Filius Dei es, mitte te deorsum, etc. — Se tu se’ Figliuolo di Dio, gettati giù, ecc. ». Dipoi non potendo ottener, nè l’uno nè l’altro, cavò la maschera, e con l’offerta di renderlo Imperatore assoluto dell’ Universo, pensò di trarlo tanto fuori di sè, che acciecato ad un tempo dall’ingordigia, dall’ambizione, dall’albagia, e da tutti gli affetti, che porta seco l’avidità di regnare, se lo vedesse per tal acquisto cader genuflesso a’ piedi, anche in atto di adoratore: « Haec omnia tibi dabo, si cadens adoraveris me. — Tutto questo io ti darò, se prostrato mi adorerai ». Nella prima tentazione il demonio si mostrò sotto forma d’uomo, che naturalmente muovevasi a compassione dell’altrui male. Nella seconda si trasfigurò da uomo in Angelo di luce, incitante al male, ma sotto specie di bene, autenticato col testimonio fin delle Scritture Divine, ch’egli interpretò a favor suo maliziosamente. Nella terza, deposti i raggi di Angelo, si die’ a conoscere nel suo vero sembiante di Satanasso : ond’è, che s’egli nella prima tentazione, e nella seconda disse egualmente a Cristo « Si Filius Dei es — Se tu se’ Figliuolo di Dio », perchè amendue dissimulavano il male : nella terza lo lasciò, perchè ella era di male aperto. Nella prima si valse a tentar della debolezza, la quale giudicò dover essere ancor in Cristo, ov’egli fosse puro uomo, nella seconda dell’ignoranza, nella terza della malvagità. E così pur la prima fu tentazione di pusillanimità, quasi che dovesse mancare in sì gran fame ogni modo da sostentarsi, se non si giungeva a cambiare le pietre in pane. La seconda di presunzione, quasi che ne’ medesimi precipizi, benchè voluti, si dovesse aver tosto pronto il Divin soccorso. La terza di ribellione ancor enormissima, quasi che a regnar fosse lecito non solamente conculcare ogni legge di ragione, e di religione, ma invocare in aiuto anche Satanasso : « Si violandum jus est, regnandi causa violandum est. — Se il diritto è da violarsi, è da violarsi a motivo del regnare ».

III.

Considera, che come operò con Cristo, così il demonio a proporzione, ancor opera con qual si sia, che si sia dato di fresco al Divin servizio, ma specialmente opera così con un nobile giovine religioso, il quale lasciato il mondo, siasi ridotto al deserto, ch’è quanto dire ad un chiostro di perfezione. Prima il demonio gli mette innanzi le sue deboli forze, e rappresentandogli l’austerità della vita in cui si ritrova, vuol dare a credergli che senza un manifesto miracolo non può campar lungamente in un tale stato, e così qual uomo, mostrandogli compassione de’ suoi patimenti, l’esorta a rallentare il rigore della disciplina, e lo tenta in prima di pusillanimità. Che se il demonio scorge, che il giovane, col fervor dello spirito disprezza tutto ‘l patire, che fa la carne, anzi ne gioisce; si trasforma d’uomo in un Angelo luminoso, ed accrescendo quel fervore di spirito più che può, l’incita a non aver più riguardo di se medesimo, a maltrattar il suo corpo, anzi a fracassarlo con sicurezza di poter reggere con l’aiuto Divino a qualunque strapazzo, a qualunque strazio, e commendandogli, sull’ignoranza, che in lui presuppone, il far cose oltre le sue forze, affinchè manchi in ultimo sotto il peso : lo tenta di presunzione. Ma dove tuttociò non riesca, monta il demonio finalmente in furore, e non tirando più colpi da dissimulatore, ma da disperato, getta la maschera. Pone tutt’ora innanzi agli occhi del giovane la bella felicità, che si gode il mondo, il piacer della libertà, i lussi, le grandezze, le glorie, le parentele, le dignità ancora somme, a cui si può giugnere; e con far tenere per nulla l’iniquità, suggerisce al misero, che si può ben pertanto anche apostatare; e lo tenta di ribellione. Tu ch’hai  da fare ad apprendere bene i colpi, contro i quali hai da prepararti’? Tener per fermo, che tal è lo stile diabolico : voler il sommo del male, ma a poco a poco. Che però le prime sue suggestioni sono simili a quelle istanze, ora cortesi, or ardite, le quali fanno i capitani ad una piazza nemica, affinchè si arrenda : le ultime sono simili a quell’urlo insolente che dà l’esercito, quando già viene con l’armi ignude all’assalto. Però tu accingiti fin da lungi alla guerra, ed osserva ogni suo progresso : « Procul odoratur bellum, exhortationem ducum, et ululatum exercitus. — Sente da lungi l’odor di battaglia, le esortazioni de’ capitani, e le strida delle milizie » (Giobbe 39, 25).

IV.

Considera, che se la prima preparazione, qui richiesta, è conoscere l’arte, che suol usare il demonio in tentare ogni principiante, la seconda dev’essere imparar l’arte, che si deve anche usare per rigettarlo. E questa si ha da imparare nel Deserto stesso, ponendo mente alle maniere Divine, che tenne Cristo, il quale però si sottomise umilmente a lasciarsi assalire dal tentatore per ammaestrarci alla scherma. Primieramente, a guardare in universale, tu scorgi chiaro, che non si mise Cristo a contendere col demonio, ma lo rigettò, con podestà, con prestezza, e con brevità. E così tu non ti metter in un tal caso a disputar con que’ tuoi fantasmi, entro cui ‘l maligno si annida per battagliarti; ma stando forte su que’ principii di fede da te già appresi una volta, non cercar altro. Richiama bensì a memoria sì le promesse, sì i precetti di Dio, come fece Cristo per contrapporli sì alle proferte, sì alle pretensioni diaboliche : stimando un solo detto Divino, semplice e schietto, più di ogni diceria, che senti addurti in contrario nella tua mente; non cooperare all’ intenzion del demonio in veruna cosa, per minima ch’ella sia, perchè quest’è quel disprezzo, che più gli duole. Scendendo poi a tutte e tre queste sorta di tentazioni in particolare, alla prima di Pusillanimità, che ti vuol fare rallentare il rigor della disciplina, o provvederti di vestito, di vitto, di umane soddisfazioni per vie men debite, di’: « Non in solo pane vivit homo, sed in omni verbo quod procedit de ore Dei. — Non di solo pane vive l’uomo, ma di qualunque cosa, che Dio comandi » (Deuteronomio 8, 3). Che però se ti manca un sostegno, supplirà l’altro. Non è di necessità quello che il demonio in ispecie ti suggerisce. Ti basta quel, di cui Dio ti provvederà col suo sommo Amore. Nel Deserto per quarant’ anni agli Ebrei mancò il pane usuale, e supplì la Manna. Alla seconda di presunzione, che per contrario ti stimola (posta la fede in Dio, ch’hai mostrata dianzi) a far delle penitenze sulle tue forze, o a dare in altri fervori inusitati, indiscreti, e mal confacevoli alla condizione dello stato, in cui ti ritrovi, di’ : « Non tentabis Dominum Deum tuum. — Non tenterai il Signore Dio tuo » (Deuteronomio 6, 16). Perchè sotto la fidanza di straordinario soccorso, nessuno ha da voler in un salto precipitoso arrivar laddove si può passo passo arrivare per le vie sicure. Che se non sai tali vie, però ci son tanti Padri Spirituali, che quali guide fedeli te lo dimostrano. Parla a questi. E alla terza di ribellione, se il demonio ti assale con insolenza, tu l’hai da rigettare ad un tratto con altrettanto di superiorità, mandandolo alla malora: « Vade, Satana. Scriptum est enim: Dominum Deum tuum adorabis, et illi soli servies. — Vattene, Satanasso : imperocchè sta scritto : adora il Signore Dio tuo, e servi lui solo » (Vangelo di Matteo 4, 10). Perchè nondimeno quest’ultima tentazione è la più gagliarda, stante il gran fascino, con cui ti possono ludificare la mente tutti quei beni, che il demonio nel inondo ti rappresenta congiunti insieme, sian di piacere, sian di ricchezze, sian di riputazione, sian, se tanto è possibile, ancor di regno; nota, che il demonio fa pure a te, come a Cristo; ti mostra i beni del mondo, ma non i mali : le allegrezze, ma non i crepacuori : le altezze, ma non le cadute: le rose, ma non le spine. E così ti discopre è vero ciò che alletta ad amare il mondo, ma ti nasconde ciò che ritrae: « Ostendit ei omnia regna mundi, et gloriam eorum — Fecegli vedere tutti i regni del mondo, e la loro magnificenza », ma non « miserias eorum — le loro miserie ». Dipoi non vedi le bugie manifeste? Dice di potere a te dar ciò, che non è suo. Egli è tanto mal ridotto, che geme del continuo rabbioso in catene di ferro, e in ceppi di fuoco. E con tuttociò ti promette di farti in terra beato, se tu lo adori. Oh che falsità degne appunto di Satanasso! Non ci vuol dunque su questo punto, a scacciarlo, altra risposta migliore, che un « Vade, Satana — Vattene, Satanasso », da che qui sì chiaro si scopre da tanti lati per quel ch’egli è, maligno, menzognere, sfacciato, e affettatore sacrilego di quel culto, che solo a Dio si conviene. E ciò vuol da te l’Ecclesiastico, mentre dice : « Fili, accedens ad servitutem Dei, sta in justitia, et timore, et praepara animam tuam ad tentationem — Figliuolo, entrando al servigio di Dio, sta costante nella giustizia, e nel timore, e prepara l’anima tua alla tentazione ». Vuol che tu sappia, che il nemico ha quanto prima da venir teco a duello, e che però tu vadi prima a imparare i colpi maestri, ch’egli dovrà tirare, e tu dovrai rendere: « Equus paratur ad diem belli; Dominus autem salutem tribuit. — Il cavallo si mette in punto pel giorno della battaglia; ma il Signore è quegli che dà salute » (Proverbio 21, 31).

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