La Manna dell’Anima - Lectio divina - P. Paolo Segneri

GENNAIO

X. GIORNO

Ingratitudine umana.

 

« Dicebant Deo: Recede a nobis; et quasi nihil posset facere Omnipotens, aestimabant eum: cum ille implesset domos eorum bonis. Dicevano a Dio: Vattene da noi: e dell’Onnipotente tal avean concetto, come se nulla potesse: mentre egli le case loro avea riempiate di beni» (Giobbe 22, 17, 18).

 

I.

Considera il brutto termine, che giornalmente usano tanti con Dio. Quand’è, che non vogliono saper più niente di lui? che lo sdegnano? che lo sprezzano? che gli giungono a dire: « Recede a nobis —Vattene da noi »? Quand’egli è giunto a donar loro ogni bene: cum ille implesset domos eorum bonis. I più potenti, i più facoltosi, i più floridi, i più robusti, questi son quei, che del continuo commettono più peccati. Ecco però ciò, che può far l’ingratitudine umana. Rendere a Dio mal per bene. Deplora un tale eccesso, e detestalo, come il sommo, a cui possa giungere un uomo.

II.

Considera la benignità del Signore, che va fin dietro a coloro, che lo discacciano. Però sono questi necessitati a gridare: «Recede a nobis. — Vattene da noi»: perchè tutt’ora pur se lo veggono a lato. Tu gli hai mai detto così? Se non glie l’hai detto colle parole, oh quante volte glie l’avrai detto colle opere, non ammettendolo a trattar teco nel tempo dell’orazione, non abbracciando le sue inspirazioni, non accettando i suoi inviti, non ti curando di riceverlo spesso dentro di te nel Santissimo Sacramento. Che s’egli mai ti ha lasciato, privandoti totalmente della sua grazia, sta pur sicurissimo che sempre tu l’hai scacciato villanamente. Egli non è mai primo a partirsi. Convien che senta da te dirsi: «Recede —Vattene».

III.

Considera la cagion di questo strapazzo, che Dio riceve, ch’è perchè gli uomini, quando sono prosperosi, si persuadono non aver bisogno di lui: « Quasi nihil posset facere Omnipotens, eastimabant eum — Dell’Onnipotente tal avean concetto, come se nulla potesse». Ma che sciocchezza! Se il Signore è quello ch’ha loro empita la casa di quanto godono, non la può lor anche vuotare? E’ Onnipotente. Può ben dunque farlo con somma facilità. Ma questa in somma è la pazzia de’ felici: Quasi nihil posset facere Omnipotens, eastimabant eum, mentr’egli è quello, ch’ha loro dato quant’hanno: cum ille implesset domos eorum bonis.

IV.

Considera quanto poco dunque hai da curare l’umana prosperità, mentre ti accorgi, che porta seco tanto evidente il disprezzo fin del medesimo Dio. Oh quanto è meglio aver la casa piuttosto vuota, che ricca, che ridondante! Non maltrattarono così questi empii il Signore «cum ille impleret domos eorum bonis — mentre egli le loro case riempiva di beni», ma «cum implesset — mentre le aveva riempiute». Finchè molti beni rimangono da ricevere, si porta amore al Signore, si fan preghiere, si fan promesse, gli si professa almen qualche sorta di ossequio. Allor si cessa, quando la casa è già piena.

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